Il termine marman è molto antico, dal momento che è presente negli inni del Ṛgveda (1.500-500 a.C).
I grammatici lo fanno derivare dal tema √mṛ, “morire”, mediante l’apposizione del suffisso primario manIN.
Il significato letterale di marman è “letale”, “fatale”.
Negli inni del Ṛgveda il termine marman è impiegato sette volte e designa tutti i punti del corpo che, se colpiti in combattimento, conducono alla morte.
Nel Ṛgveda, dunque, il termine marman è impiegato con una connotazione bellica e designa i punti vulnerabili che vanno rispettivamente protetti o colpiti.
Nel Nirukta di Yaska, il testo antico che studia i termini vedici e ne ricerca l’origine, si trova la prima menzione del numero dei marman del corpo, destinato a divenire canonico:
Saptasataṃ puruṣasya marmāṇi teṣv enā dadhatīva
Nell’essere umano i punti vulnerabili (marman) sono centosette e su quelli sono applicate le erbe medicinali (oṣadhi).
(NI.9.28.14.7)
Il numero 107 è un numero ideologico che riveste una grande importanza simbolica. Esso va considerato come la somma di 100 + 7: 100 esprime l’idea di pluralità mentre 7 è un numero sacro, collegato in modo particolare con la dimensione rituale.
Il numero 7 esprime la totalità dello spazio universale perché risulta dalla somma di 3+4; tre sono i mondi verticali (terra, cielo e paradiso), mentre quattro sono le direzioni dello spazio orizzontale (nord, est, sud e ovest).
L’impiego del numero 107, probabilmente, sottolinea la corrispondenza tra il corpo umano e il macrocosmo, del quale il primo rappresenta una sorta di versione in miniatura.
































































Carmen Durgā Tosto
Prana Marma Therapy


